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Bridget Jones's Baby

  • Uscita:
  • Durata: 122min.
  • Regia: Sharon Maguire
  • Cast: Renée Zellweger, Colin Firth, Patrick Dempsey, Jim Broadbent, Gemma Jones, Celia Imrie, Emma Thompson, James Callis, Sally Phillips, Scott McGlynn, Sarah Solemani, Adam Leese, James Faulkner, Joseph Harmon, Donald Douglas, Rafferty Railton, Erron Gordon, Shirley Dixon, Shirley Henderson, Janet Henfrey, Julian Rhind-Tutt, Jessica Stevenson, Neil Pearson, Enzo Cilenti, Patrick Malahide, Joanna Scanlan, Debra Gillett, Ben Willbond, Darren Boyd, Kate O'Flynn, Bruce Wang, Dolly Wells, Nick Mohammed, Laura Checkley, Abigail Kimber, Amy Jayne, Alana Hood, Ben Ashenden, David Forest, Maitland Chandler, Agni Scott, Tom Rosenthal, Ed Sheeran
  • Prodotto nel: 2016 da WORKING TITLE FILMS
  • Distribuito da: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Tratto da: personaggi creati da Helen Fielding
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TRAMA

Dopo la rottura con Mark Darcy, il "vissero felici e contenti" di Bridget Jones non va del tutto secondo i piani. Ormai quarantenne e nuovamente single, decide di concentrarsi sul suo lavoro di produttrice di un notiziario di punta, e di circondarsi di vecchi e nuovi amici. Per una volta, Bridget ha tutto completamente sotto controllo. Che cosa potrebbe andare storto? Poi la fortuna bussa alla porta di Bridget, e incontra un affascinante americano di nome Jack Qwant, il corteggiatore che il signor Darcy non è mai stato. In un improbabile colpo di scena scopre di essere incinta, ma con un inconveniente: Bridget non sa se il padre del bambino è il suo amore di lunga data ... o il suo nuovo flirt.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Per Bridget Jones è arrivato il compleanno numero 43. Tutte le colleghe la festeggiano e con una di loro Bridget accetta di andare in un camping per una vacanza spensierata. In questa occasione conosce Jack, un affascinante americano con il quale trascorre la notte. Poco dopo, ad un battesimo, Bridget rivede Mark Darcy, antico amore, e la passione tra i due, mai veramente sopita , si riaccende. Trascorso il necessario periodo, Bridget scopre di essere incinta. Il problema ora è: chi dei due è il padre, Jack o Mark?… E’ giusto sintetizzare subito la trama, perché nelle due ore successive tutto ruota intorno a quell’interrogativo, con un tono di crescente competizione tra i due uomini e una compiaciuta posizione di Bridget, osservatrice attenta e molto interessata. Del resto da Il diario di Bridget Jones (2001), quando le avventure dell’eroina creata da Helen Fielding avevano cominciato a transitare dalla pagina scritta alle immagini in movimento a Che pasticcio Bridget Jones (2005) è trascorso un decennio necessario a  far sedimentare le attese, lasciare che i protagonisti  trovassero, una nuova convinzione, dare spazio a personaggi di fresca presenza. Il tutto poi va calibrato sull’età di Bridget, che qui appunto festeggia i 43 anni ed è alle prese con interrogativi non da poco sul proprio futuro. Nel raccontare il periodo dell’attesa, il copione scavalca con furbizia il tono delle reazioni ribelli e adirate tipiche della coppia contemporanea. Niente obiezioni, niente paura da parte dei due uomini che si contendono la paternità; anzi una gara a chi è meglio disposto e disponibile, un coro di apprezzamenti per il nascituro. Così il ‘femminismo’ di Bridget cambia registro, prende in mano la situazione e pilota il destino dei due ‘padri’. Le variegate reazioni di Mark e Jack corrono lungo il versante comico/brillante, alimentando un testo in grado di spingere a fondo sul versante dell’osservazione pungente e della presa in giro di abitudini, modi di fare, frasi e gestualità di costume. Il tono quindi è quello di un romanzo (e di un film) di comprensione e di attenzione. Nel quale si da spazio ad un umorismo squillante e incalzante, con un occhio aperto sulla abilità di osservare il bene e il male del mondo del lavoro e professionale. Al centro resta Renée Zellweger, una Bridgt Jones ancora efficace e credibile a restituire smarrimento e piccole/grandi confusioni. Accanto a lei merita segnalazione Emma Thompson, arguta e scaltra nel ruolo delle dottoressa che accompagna il parto.

  • Corriere della Sera

    Ha impiegato dodici anni a tornare (...) ma i 43 anni che dichiara e sui cui festeggiamenti partono le nuove disavventure della «zitella» più famosa d'Inghilterra non ne hanno intaccato né la simpatia né l'energia. E probabilmente questo lungo intervallo (...) è stato necessario per evitare ripetizioni e rimasticature troppo simili. (...) Richiamata alla guida la regista del primo film, Sharon Maguire, coinvolta nella sceneggiatura Emma Thompson (insieme a Dan Mazer e all'inventrice del personaggio letterario, Helen Fielding), il film mantiene il tono a cavallo tra farsa generazionale e soap-opera amorosa, non si frena molto sul lato di una certa «libertà di linguaggio» (per restituire con una buona dose di realismo i discorsi femminili sul sesso e sugli uomini) ma soprattutto inanella una serie di situazioni decisamente comiche dove lo scontro tra «vecchio» e «nuovo» passa anche attraverso il confronto tra l'aitante innovatore americano e l'ingessato avvocato inglese. Campionessa di una femminilità curvy e romantica anche se costretta a sembrare self-controlled e indipendente, la «nuova» Bridget Jones, cui Renée Zellweger offre il suo viso accattivante e non particolarmente segnato dai presunti interventi chirurgici, si trova a fare i conti con un mondo dove nessuno sembra capace di controllare quel che accade (le disavventure professionali di Bridget e Miranda sono da antologia, la sua goffaggine nei momenti topici è ormai paradigmatica) e dove i due spasimanti - in guerra l'un contro l'altro ma «democraticamente» pronti ad aiutare la futura mamma (la scena del corso prematrimoniale è il vertice comico del film) - ribadiscono lo scontro generazionale già visto sul luogo di lavoro. Ma è Emma Thompson a dare il ritmo al film con le sue visite ginecologiche, che rivelano un'attrice comica fino a ieri nascosta da altri ruoli.

  • La Repubblica

    Benché si preoccupi di moltiplicare i personaggi secondari (...), il film è troppo lungo per non causare attimi di noia ai fan meno accaniti di Bridget. I quali sanno bene che tutto si risolverà nel migliore dei mo(n)di possibili.

  • La Stampa

    A dodici anni dal secondo capitolo, il pasticciato (per l'appunto) 'Che pasticcio Bridget Jones', ci si poteva aspettare il peggio, e invece questo 'Bridget Jones's Baby' è un prodotto concepito abilmente. (...) un ritorno alle origini, gratificando le aspettative degli spettatori di vecchia data. Ecco di nuovo al timone di regia Sharon Maguire, cineasta televisiva che nel Diario di Bridget Jones aveva dato prova di buoni tempi comici; ecco imbarcato nel team degli sceneggiatori Dan Mazer, autore aduso a premere allegramente sul registro della farsa; ecco il coinvolgimento di Emma Thompson che, ritagliandosi addosso una succosa figura di ginecologa, apporta al copione un tocco di britannica ironia rievocante il modello letterario della serie, ovvero 'Orgoglio e pregiudizio' di Jane Austen. In tutto ciò, a dispetto di qualche chilo in meno e di qualche anno (e un po' di lifting) in più, Renée Zellweger è pur sempre l'imbranata single londinese in cui il pubblico femminile di tutto il mondo ha amato identificarsi (...). accettata l'incredibilità della premessa e la prevedibilità di quel che segue, il film scorre divertente.

  • Il Mattino

    (...) non crediamo che in questi dodici anni si sia avvertita una grande mancanza dell'eroina più irrilevante del cinema contemporaneo. Con tutto l'ovvio rispetto che meritano i film masscult tratti dai libri midcult, infatti, il personaggio di Bridget Jones secondo noi tramanda una dose di vacuità ancora maggiore di quella proposta dalle sue tragicomiche peripezie: incarnata per la verità a puntino dalla romantico-imbranata Zellweger, la single più famosa d'Inghilterra ha infatti esplorato quasi tutte le canoniche dinamiche femminili senza, peraltro, mai azzardare un passettino oltre i confini della blanda autoironia e le idee correnti. Se qualcuno avesse sperato in una svolta - che diavolo, se non la regista Maguire, almeno una sceneggiatrice del livello di Emma Thompson dovrebbe conoscere a memoria la serie 'Sex and the City' - dovrà, invece, accontentarsi di un frizzante aggiornamento calibrato sulle quarantatré primavere esibite dalla protagonista a tutto ritmo e tutto schermo. (...) Magari non è il caso d'insistere troppo sull'inconsistenza dei discorsetti che aleggiano sul tema delle primipare attempate, anche perché è facile prevedere che le risate, specie da parte del pubblico femminile, scrosceranno a più riprese in sala: da questo punto di vista si potrebbe chiosare che le battute, specie quelle sboccate, prevalgono decisamente sull'impianto narrativo e il coraggio di sporcarsi le mani nel registro comico riscatta in qualche modo i languidi ingredienti da soap opera.

  • Nazione-Carlino-Giorno

    Bridget 3 non è come riportare 'Star Trek' o 'Batman'. La ragazza insicura e maldestra del 'diario' fu l'icona della trentenne nubile e impiegata di un Occidente anglosassone post-yuppie destinato a mutare, prima dell'11 settembre, prima della crisi del 2008 (e oggi potremmo dire prima della Brexit). Pessimo il secondo episodio al traino del primo senza adeguamenti. Si rimette in piedi, invece, questo sequel, fondato giustamente sul tempo (il corpo curry provato della Zellweger) e sull'attualità (liberi equivoci in libera natalità). Da perdonare la lunga sequenza della fiera e il finale, gagliardo il resto. (...) Renée quasi ok.

  • Il Fatto Quotidiano

    (...) terzo irresistibile capitolo del franchise sull'eroina di Helen Fielding, commedia dallo humor sorprendente nonostante i 15 anni dal primo e folgorante film. Per le donne di ogni generazione, lingua e cultura.

  • Il Messaggero

    Il terzo film della saga nata dalle pagine di Helen Fielding è molto divertente e intelligente. (...) Zellweger e Firth sono adorabili come nei precedenti due episodi. Peccato che la texana sia diventata, come tante sue colleghe, una maschera di chirurgia plastica (a soli 47 anni). Ci ricordavamo, inoltre, una Bridget più paffuta. Spicca una sgargiante, e senza ritocchi, Emma Thompson come ginecologa esilarante qui impegnata anche in sceneggiatura. Questo capitolo di Bridget Jones così brioso e sagace, è soprattutto figlio suo.

  • Libero

    Piacerà anche a chi non è un fan dei libri della Fielding e dei film da essi ricavati. Perché il 'Bridget 3' è migliore dei precedenti. Per via della Zellweger (molto cresciuta) e di uno script scoppiettante che non ci perde troppo nella traduzione.

  • Il Giornale

    Altro giro, altra riesumazione. Dodici anni dopo, ecco Bridget Jones 3.(...) Se l'umorismo è altalenante, il linguaggio rivaluta Pierino. Renée Zellweger e Colin Firth ripetono se stessi. Il più saggio è Hugh Grant, protagonista dei primi due episodi, che si è dato per morto.

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